Pillole di Roma da una local: Pantheon, luogo mistico della calma, anche interiore.
- GIULIA MANTOVANI
- 28 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Nei diversi tour che ho guidato, ho scoperto che i turisti regalano poco tempo a questo luogo immenso e suggestivo. Posso quasi dirlo ( anche se vorrei menzionarlo a bassa voce):Il Pantheon è uno di quei posti in cui si entra quasi per caso.
È in pieno centro, lo incontri mentre passeggi, magari tra una gelateria e una piazza.
E' forse per una dolce incoscienza che spesso viene vissuto in fretta.
A me invece piace pensarlo come a un luogo che non solo merita ampia attenzione, ma anche che chiede gentilezza. Non attenzione forzata, ma presenza.
La prima cosa che faccio quando entro?
Cerco sempre il centro.
Mi fermo sotto l’oculo, alzo lo sguardo e resto lì qualche secondo in silenzio. Non serve sapere tutto della sua storia per sentirne la bellezza.
Poi, piano piano, arriva anche il resto.
Un po’ di storia, senza appesantire
Il Pantheon nasce come tempio dedicato a tutte le divinità e viene ricostruito in epoca dell’imperatore Adriano, intorno al II secolo d.C.
Oggi è una basilica cristiana, ma ha mantenuto intatta la sua struttura originaria. È proprio questo che lo rende così speciale: è arrivato fino a noi senza perdere la sua anima.
Ciò che cambia il significato, secondo me, è la luce.
Entra dall’oculo e si muove lentamente, come se seguisse un ritmo tutto suo.
C’è un momento particolare dell’anno, intorno al 21 aprile, in cui il sole illumina perfettamente l’ingresso. È un dettaglio che può sembrare piccolo, ma quando lo vedi… ti resta.
E quando piove?
Sì, dentro il Pantheon piove.
Ma non è mai caotico come si potrebbe pensare. Il pavimento è stato progettato con una leggera inclinazione e piccoli fori che permettono all’acqua di defluire.
E poi c’è una sensazione strana, quasi difficile da spiegare: anche quando fuori piove forte, dentro sembra tutto più calmo, come fosse un incredibile occhio di un ciclone in pieno centro storico.
Una perfezione che si sente.
C’è una proporzione che spesso viene raccontata: l’altezza del Pantheon è uguale al diametro della cupola.
È come se tutto fosse racchiuso in una sfera perfetta.
Non serve ricordarlo a memoria, ma forse è anche per questo che, quando sei dentro, ti senti… in equilibrio.
Durante la Pentecoste, dall’alto vengono lasciati cadere petali di rosa.
Scendono lentamente, riempiono lo spazio, e per qualche minuto l’atmosfera cambia completamente.
È uno di quei momenti semplici, ma molto emozionanti.
Appena fuori, c’è l’Albergo del Sole, uno degli alberghi più antichi di Roma.
Si dice che anche Johann Wolfgang von Goethe abbia soggiornato lì.
E poco più in là, tra le vie, si respira ancora una Roma quotidiana, fatta di piccoli dettagli.
Se puoi, prova ad arrivarci senza fretta.
Dal Pincio, ad esempio, puoi scendere a piedi o anche con un monopattino, attraversando il centro con calma, sorriso e sole che ti accarezza.
Quando poi ti ritrovi davanti al Pantheon, è diverso. Non è solo una tappa, ma un incontro.
Forse proprio perché è così accessibile, molti non gli danno il tempo che merita.
Eppure è uno degli edifici meglio conservati dell’antica Roma. E uno dei pochi luoghi dove passato e presente convivono con naturalezza.
Io, Julie, al Pantheon torno spesso.
Non sempre per raccontarlo. A volte solo per fermarmi un momento.
E ogni volta, anche se breve, è un piccolo spazio di calma dentro la città, una zona di comfort dove sento protezione dal tumulto della vita frenetica.
Se passi di lì, regalati qualche minuto in più.
Potrebbe sorprenderti, in modo molto semplice.
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